VPN


VPN: cosa sono e perché si usano

 

Le esigenze di connessione tra le sedi remote di un’azienda e l’aumento costante del lavoro in mobilità sono cresciute di pari passo con la qualità e la velocità dei collegamenti a banda larga. La conseguenza logica dei questo scenario è l’utilizzo sempre più capillare dei collegamenti VPN. Questo acronimo significa: Virtual Private Network, rete privata virtuale. Generalizzando: l’utilizzo di infrastrutture “pubbliche” fuori dal proprio controllo (e gestione) per implementare un collegamento sicuro tra le diverse sedi di una azienda o tra un “road warrior” e la propria sede.

La trattazione tecnica dell’argomento è vasta e complessa, le voci di Wikipedia ingleseed italiana offrono estese spiegazioni e parecchi link di approfondimento. Cercherò qui di dare un quadro generale sulle VPN, con i concetti fondamentali e un accenno ai più comuni metodi di implementazione.

Una VPN permette di collegare in modo sicuro i due estremi della connessione tramite una rete non dedicata, tipicamente utilizzando internet, abbattendo i costi delle linee CDN, che un tempo erano l’unica opzione. Tutto ciò porta diversi benefici: i principali sono:

  • Economicità: si abbatte il costo delle infrastrutture. La scelta dell’implementazione adeguata in fase di progetto permette di scegliere la soluzione più adeguata al miglior costo sostenibile.
  • Sicurezza: si basa su standard perlopiù aperti e universalmente riconosciuti come sicuri. Con pochi accorgimenti si riescono ad ottenere buoni compromessi tra semplicità di accesso e ragionevole sicurezza.

Il concetto è abbastanza semplice, e adotta il paradigma “hub and spoke“: una sede centrale dalla quale si dipanano i collegamenti verso le sedi remote. (E’ evidente come il modello “mesh” non sia sostenibile nel caso particolare delle VPN). Utilizzando regole opportune si può decidere che ciascuna sede remota acceda esclusivamente al nodo centrale, oppure di abilitare anche il traffico tra le periferie. Nel caso particolare del collegamento tra due sole sedi, il modello è semplificato.

Le soluzioni che si possono adottare sono molteplici e vanno dal semplice server equipaggiato con software open source, a costose appliance ridondate in HA: la scelta dipende dai costi, dall’integrazione con le infrastrutture esistenti, dalla banda necessaria, dal carico di lavoro e dalla criticità del collegamento, tanto per citare alcuni fattori che condizionano la scelta del sistema a cui affidarsi.

In alcuni casi la realizzazione di una VPN site-to-site può essere delegata interamente al fornitore di connettività. E’ una scelta fatta prevalentemente da aziende piccole e medie, spesso senza un reparto IT. In Italia ho incontrato prevalentemente soluzioni di Telecom, che usa le capacità VPN dei router Cisco (credo, correggetemi nei commenti), e di Fastweb, che implementa reti MPLS sulla propria infrastruttura in fibra.

Ci sono molti motivi per utilizzare una VPN, uno dei più comuni è l’accesso remoto ad applicazioni non adatte ad essere pubblicate nativamente. Ad esempio: condivisione di file e applicativi verticali, magari su piattaforme proprietarie. I candidati ideali per l’accesso VPN sono le risorse prive di strumenti nativi per garantire la sicurezza al di là del perimetro aziendale. A seconda del livello di protezione richiesto, sarà cura del sistemista perimetrale decidere, quando possibile, se le risorse vadano posizionate inDMZ oppure se l’accesso debba avvenire direttamente in LAN.

 

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